La Mia Vita in Flash
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I PAPI

Inviato il May. 24, 2006 alle 09:30 PM - 0 Comments - Invia un commento - Link

I Papi nella mia vita sono stati essenzialmente cinque:

Pio XI quando nacqui nel 1923

Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II chi in un modo chi nell’altro hanno inciso qualcosa nella mia vita.

PIO XII

Il 14 Ottobre 1947 entrai al probandato dei fratelli di San Gabriele che si trovava a San Valentino ( Poggio Mirteto Rieti ) Il noviziato invece si faceva in Francia O Boistissandeau ( Vandea) e io pregavo Gesù perché prima di partire per la Francia volevo la benedizione del Papa. Nelle mie giornate al probandato ero diventato l’infermiere della casa ogni tanto andavo a Roma a fare delle commissioni e approfittavo per fare una visita a mamma.

Nel mese di Febbraio 1949 il provinciale mi chiamò per dirmi che frate Agostino aveva telefonato per propormi di tornare a Roma per organizzare il teatro per i ragazzi della Cidros, e col permesso del provinciale Fratel Alessio partii alla volta della Capitale.

Un pomeriggio mentre stavo facendo le prove, arrivo padre Rotondi e mi disse tutto contento che il Mercoledì successivo avevo un udienza speciale dal Papa. Cosa che feci con gioia. Eravamo in quattro in una stanza uno per angolo. Aspettavamo trepidanti ad un tratto la porta si aprì ed entrò Pio XII tutto vestito di bianco, si avvicina a ciascuno di noi, ci diede una coroncina ci benedì e uscì maestosamente dalla porta da cui era entrato. L’udienza era finita.

 

GIOVANNI XXIII

La storia di Papa Giovanni XXIII è molto diversa da quella di Pio XII. In Francia alla Mothe Achard oltre la scuola d’agricoltura vi era lo scolasticato dei fratelli di San Gabriele. Tra gli scolastici vi erano quattro fratelli italiani. Poiché il francese lo conoscevo abbastanza bene, il provinciale pensò di mandarmi qualche mese prima in Francia e precisamente alla Mothe Achard dove un fratello Cher Frere Noel mi dava lezioni private. Al refettorio mangiavo con i quattro fratelli italiani. Un giorno mentre stavamo mangiando un fratello fa: “ Adesso deve passare il Nunzio Apostolico ( Angelo Roncalli ) che deva andare a benedire il mare. Ci mettiamo sulla strada lo fermiamo e ci facciamo benedire “ Così facemmo. Ci mettemmo sulla strada. La macchina arrivò, si fermò e il Nunzio scese, gli spiegammo che eravamo italiani ed eravamo lì presso lo Scolasticato. Poi un fratello indicando me gli disse che ero un attore, che mi facevo fratello, allora lui battendomi benevolmente una mano sulla spalla mi disse: “ Nella vita siamo tutti un po’ attori, la vita è una commedia, ci benedì e ripartì “.

 

PAOLO VI

Paolo VI per me è stato il segno che Gesù mi voleva sacerdote quando mise la messa in italiano. Come per il Francese così per il latino. Avevo studiato il Latino a scuola, tra i fratelli ma non tanto come quello che serviva per i sacerdoti. Quello fu per me un segno che poi si è avverato grazie a Gesù.

GIOVANNI PAOLO II

Dietro richiesta di S.E.Mons Eduardo Davino, il 1 Ottobre 1999 mi ha attribuito l’onoreficenza di Monsignore.


LANCENIGO

Inviato il May. 24, 2006 alle 09:29 PM - 0 Comments - Invia un commento - Link

Qui cominciano le dolenti note. Lancenigo era una casa di accoglienza per i ragazzi delle scuole media desiderosi di intraprendere la vita da fratelli. La casa era aperta da circa tre anni e vi era un fratello lì che andava in giro per reclutare i ragazzi, viveva lì e vi era una signora stipendiata che gli preparava pranzo e cena e faceva le pulizie.


Fregene Colonia.

Inviato il May. 24, 2006 alle 09:29 PM - 0 Comments - Invia un commento - Link

La POA, Pontificia Opera Assistenza entra in scena nel mese di luglio-agosto 1945.

Padre Rotondi fu nominato cappellano della colonia Maccarese da Monsignor Baldelli di buona memoria. La prima colonia che la POA organizzava per i bambini. Padre Rotondi sapendo che io ero libero chiese a monsignor, Balzelli se potevo accompagnare anch’io i bambini visto che era la prima volta che si allontanavano da casa e con me si sarebbero sentiti più tranquilli.

Monsignor Balzelli fece un’eccezione, mi fece partire con la menzione di assistente.

Era stato concesso per l’occasione della colonia dal comune di Maccarese, l’edificio scolastico Dionisi con annessa all’interno la villetta del custode.

Così andai con Padre Rotondi a Maccarese.

La giornata incominciava con la colazione, poi con il pulmino si andava al mare di Fregene, nel primo pomeriggio ci si spostava in Pineta per mangiare e fare giochi di gruppo. Io facevo animazione al gruppo di ragazzi più grandi.

Dopo qualche giorno la mamma venne da padre Rotondi a chiedergli, dato che il mare era distante, se Giancarlo poteva venire con noi nel pulmann. P.Rotondi parlò con la direttrice la quale permise non solo che Giancarlo venisse con noi al mare ma che addirittura che rimanesse con noi a pranzo e cena e poi andava a dormire a casa.

Così il giorno dopo Giancarlo diventò uno dei nostri, era inevitabile che prendesse amicizia con le giovani maestrine.

Una sera successe un fatto curioso che potrebbe essere un grande insegnamento e si rifà alle parole di Gesù: “ non giudicate, mentre stavo recitando e i ragazzi erano quasi tutti addormentati, vidi la porta aprirsi lentamente, la figura di padre Rotondi entrò lentamente nella stanza e chiamandomi ripeteva – Alfio non sai cosa ho visto, non sai cosa ho visto! - - Cosa hai visto? - - Peggio! - - Insomma cosa hai visto? -  - stavo entrando nella cappella ( era in realtà una stanza adibita a funzioni di cappella ) quando ho aperto la porta era tutto buio, si intravedeva solo il lumino del SS.Mo e là, nella penombra ho visto Giancarlo abbracciato con una donna “.

“ Va bene, adesso andiamo là e accendiamo la luce per verificare “.

 

Ci avviammo verso la cappellina, arrivati di fronte alla porta, la aprii. Una scena bellissima: Giancarlo abbracciato con la mamma recitava il S.Rosario davanti a Gesù.

Da quella volta decisi di non giudicare più. Un altro fatto che fa riflettere successe a Todi. A quell’epoca ero ancora attore, andai a Todi per l’inaugurazione di un locale, avevamo organizzato uno spettacolo di varietà, eravamo in tre: un certo Libianchi, io e Loretta Raiani.

Appena arrivati andammo a cercare posti per dormire.

Trovammo una stanza con un letto matrimoniale.

Lo spettacolo andò molto bene, arrivato il momento di andare a dormire ci rendemmo conto che la Loretta non poteva dormire li fuori da sola e così tirammo a sorte con Libianchi per decidere che tra i due avrebbe dormito nel letto matrimoniale con Loretta e chi invece avrebbe dormito in corridoio.

Libianchi dormì con Loretta ed io nel letto in corridoio.

Quando lasciai il teatro come professionista formai una compagnia teatrale con studenti e incominciai a girare facendo spettacoli per le forze armate, i feriti di guerra e le scuole, quelle poche che erano state riaperte. Passarono altri due anni e infine tornai da Padre Rotondi e gli dissi che volevo farmi frate e lui guardandomi compiaciuto disse di rigetto: “ E’ da quel dì che l’aspettavo “.

Gli dissi che volevo farmi fratello infermiere e qui apro una parentesi: ricordo che da piccolo, mio nonno era in ospedale, stava per morire e chiese un bicchiere d’acqua con un po’ di zucchero, allora pensai che se avessi potuto sarei diventato dottore per aiutare chi sta male.

Padre Rotondi mi disse di no, e che invece dovevo entrare in una congregazione e continuare a fare quello che meglio mi riusciva, ossia il teatro e soprattutto seguire i ragazzi.

Il signore tracciò la via come tante altre volte. Una sera andando in via degli Astalli c’era fratel Agostino dei fratelli di San Gabriele


DA ORDINARE

Inviato il May. 24, 2006 alle 09:29 PM - 0 Comments - Invia un commento - Link

 

Con la compagnia Pioggia di Fatti, lo spettacolo era un successo di teatro in teatro.

Il 27 gennaio 1945 mi mandò a chiamare un’agenzia teatrale che mi chiese se  volevo debuttare come attore comico a Napoli con la compagnia di riviste Follie di Primavera, accettai e partii per Napoli.

Ero il capocomico più giovane sulla piazza, 22 anni. Mi scambiavo i teatri con Renato Rascel, Fanfulla, D’Apporto.

Avevo come soubrette la Tina Word giovane piena di vita, ballerina scatenata, nonché brava attrice. Veniva con me dalla prosa e come spalla avevo suo marito Aleadro Word.

E’ a Napoli che ebbi la fortuna di preparare ogni mattina nuove macchiette insieme al maestro Curcio, tra le quali Zazà.

Quest’ultima la portai a Roma e il debutto fu all’Arena Castello.                                      

I componenti dell’orchestra mi chiamavano scherzosamente Zazà.

A giugno 1945 mi mandò a chiamare la Lux film ( era in via Po’ ) il regista voleva darmi una porticina nel film i miserabili con la Valentina Cortese. Rimanemmo d’accordo che l’indomani sarei andato a firmare il contratto.

Il pomeriggio andai in via degli Astalli da P.Rotondi, gli raccontai del fatto, lui si complimentò poi mi chiese il titolo del film gli risposi: “ I Miserabili “

Al che cominciò a dirmi che questo film non lo dovevo fare perché la chiesa l’aveva messo all’indice ( tra i film non visibili ) al che io replicai: “ Padre Rotondi tu parli bene perché all’una vai a tavola e trovi il pranzo pronto, ma io se non lavoro non mangio “.

Mi rispose con le parole di Gesù, che da allora furono e sono sempre state la mia guida: “ Cercate prima di tutto il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato “, allora io: “ Padre Rotondi cerco il regno di Dio due mesi, se in questi due mesi non lo trovo non mi dire più niente “ “ benissimo! “ rispose.

Patti chiari, amicizia lunga. L’indomani mattina andai da Padre Rotondi che si passò per mio zio e feci telefonare alla Lux, ed ai fratelli De Vico dicendogli che per ragioni serie non potevo accettare.

Padre Rotondi non mi abbandonò a me stesso, ma si diede da fare.

 

Organizzò un campeggio a Vicarello e portò anche me per organizzare il teatro con i ragazzi della Cidros. Veniva organizzato in piazza, la gente veniva e come biglietto pagava il rosario che recitavamo dopo il rosario.

 


La Signora X

Inviato il May. 24, 2006 alle 09:26 PM - 0 Comments - Invia un commento - Link

La chiamo la signora X per non violare la legge sulla privacy ma so nome e cognome. La signora X portava tutte le domeniche il pranzo ai frati, pasticcio di maccheroni, abbacchio, fettuccine, fettine, timballo e pollo, così mentre mangiavamo il parroco esclamava: “ Ma come è buona, quanto è brava questa signora X “.

A me invece risultava che quando qualcuno andava a bussare alla sua porta se gli chiedeva qualcosa, la signora X gli gridava: “ Sfaticato vai a lavorare! “ e chiudeva la porta.

A me queste esclamazioni del parroco mi davano fastidio e una domenica dissi: “ Padre curà, la signora X è buona perché ci porta il pranzo a noi che bene o male mangiamo lo stesso e poi se un poveraccio ha fame sul serio lo caccia in malo modo. Perciò tanto brava non me pare! “. E lui: “ Ma cosa dici? “ “ La verità” non mi parlò per una settimana ma poi tornò tutto alla normalità.

Le mie giornate a S.Dorotea trascorrevano tra chiesa – ero sagrestano – casa, servizi fuori e azione cattolica.

Stavo più che bene. Mi sentivo in famiglia. Il parroco aprì a un lato della strada una cucina per le persone bisognose e quasi tutti i giorni lo andavo ad aiutare distribuendo il pranzo.

Fra Illuminato un giorno finì il sale e chiese al parroco se poteva usarne un po’ di quello destinato ai poveri, il parroco gli rispose: “ il sale dei poveri non si tocca, mangeremo sciapo! “

Dopo circa un mese mi allontanai un po’ da S.Dorotea, pur continuando ad andarci a dormire. Il parroco mi mandò dai P.Pallottini, casa generalizia, in via dei Pettinari a fare da segretario al procuratore generale padre Angario Faller che mi fece seguire un corso in dattilografia cosicché potevo svolgere lavoro di segreteria.

Una suora doveva scrivere la tesi di laurea su Vincenzo Pallotti e mi chiese di batterla a macchina, fu il primo lavoro svolto a fine corso.

Nella vita di Vincenzo Pallotti una frase mi colpì e che tengo sempre presente: “ Nulla è da chiedere, nulla è da rifiutare “

Dopo qualche mese decisi di ricominciare con il teatro.

A porta Cavalleggeri c’era il cinema teatro Rosa. In quel periodo vi debuttava la compagnia Nando Checchi-Carlo Lantaffi con la Tina Furlai.

Mi presentai, ed entrai a far parte della compagnia.

A casa non potevo stare, tra mamma e la famiglia di Zio Pietro avrei dovuto dormire sul pianerottolo. Decisi di andare a trovare mio padre in via Bixio. Papà viveva insieme a Lina e due bambine Anna e Adriana.

Chiesi se poteva ospitarmi, acconsentì; così mi trasferii a casa sua.

La compagnia Nando Checchi Termino la sua tournè e Carlo Jantaffi formò la compagnia della commedia musicale, mi scritturò e debuttammo allo “Iovinelli”  vicino casa e tutte le sere mio padre veniva a vedermi a teatro.

Terminati gli spettacoli con Carlo Jantaffi, formammo con papà una compagnia di riviste.

Il copione l’aveva scritto Giuseppetti Emidio “ Pioggia di fatti e vento d’armonia “ mi affrettai a cercare la soubrette: Fu Olga Dossena…

… e alcuni attori.

Iniziammo le prove e il debutto fu allo Iovinelli.

Poi passammo al teatro Manzoni, al Vittoria, il Reale, Il Principe, La Fenice e L’Umberto.

Papà faceva anche da amministratore.

Nel frattempo Zio Pietro ritornò a Velletri con la famiglia e io ritornai a casa a Testaccio con mamma.


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