La Mia Vita in Flash - SAN VALENTINO – POGGIO MIRTETO
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SAN VALENTINO – POGGIO MIRTETO

Inviato il May. 24, 2006 alle 09:32 PM - Invia un commento

Il 14 ottobre 1947 entrai a Poggio Mirteto San Valentino come probando tra i fratelli di San Gabriele. Erano una ventina di aspiranti tutti ragazzi sui 14 anni. Il più vecchio ero io che ne avevo 24.

Era subito dopo la guerra era duro per me mettermi in fila per due quando si andava a passeggio. Il mangiare era quello che era patate, patate, patate.

Dormitori 4 per camera, così pure per i tavoli del refettorio.

Nella stanza dormiva vicino a me un ragazzo di Ceprano aveva 14 anni e si chiamava Dino Macione.

Era un giovane buono, sensibile, pieno di attenzione.

Quando qualche mattina mi alzavo presto per andare a fare qualche commissione a Roma lui si svegliava e mi diceva: “ Alfio prendete i guanti che fa freddo, e io per farlo contento li prendevo anche se poi non li indossavo “.

Era la sera dell’ultimo dell’anno.

Dopo cena dovevamo fare gli auguri al provinciale fratel Alessio.

Mentre stavamo cenando mangiava alla stessa tavola di fronte a me Dino mi disse che gli faceva male la testa, poiché ero l’infermiere della casa chiesi al provinciale se Dino poteva andare a letto. Disse di sì. Mentre lo accompagnavo in camera gli dissi: “ Dino promettimi che andrai a dormire senza peccati sulla coscienza” Mi rispose di sì. Poi mi disse che avrebbe voluto anche lui fare gli auguri al provinciale, gli risposi che non faceva niente e che glieli avrei fatti io al posto suo.

Durante la notte cominciò a delirare.

Al mattino chiamammo il dottore il quale gli ordinò degli antibiotici che io regolarmente gli somministravo.

Non ci fu nulla da fare.

Il provinciale mi chiese di accompagnarlo all’ospedale in visita da Dino dove sarei dovuto rimanere.

Arrivammo al policlinico °Umberto I lo misero in una stanza in isolamento. Dissi al provinciale di telefonare alla mamma per raggiungerci.

 

Dopo un po’ vennero anche i dottori e gli infermieri e quando videro che Dino si agitava gli legarono mani e piedi e se ne andarono.

Mi si spezzava il cuore, muoveva solo la testa e allora gli slegai le braccia e lo tenevo abbracciato per non farlo cadere con gli occhi pieni di pianto gli dissi: “ Dino adesso che vedi Gesù digli quanto gli vogliamo bene “.

Glielo deve aver detto perché Gesù mi ha seguito passo, passo con il suo amore facendomi realizzare tutto quello che ho desiderato.

Durante la notte Dino partì per il paradiso e io rimasi li solo piangente.

Chiamai gli infermieri, vennero lo avvolsero in un lenzuolo poi lo portarono in un corridoio e misero un paravento. Io mi sedetti vicino e pregai.

Al mattino venne un infermiere e mi disse che era meglio che tornassi al collegio per informare la famiglia.

Quando uscii al viale incontrai mamma che veniva con un pacchetto e mi disse che aveva portato 2 pastarelle per il ragazzo.

Dino fu portato a Ceprano dove riposa in pace.

Io tornai a San Valentino dove la vita riprese normale preghiera, studio, lavoro.

Mi trovavo bene. Il provinciale mi aveva dato un sacerdote napoletano simpaticissimo: Don Arturo Calenzo che mi faceva lezioni di teologia, facevo il teatro e ogni tanto il provinciale mi mandava a Roma per delle commissioni così ne approfittavo per andare a salutare mamma.

 


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