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La Mia Vita in Flash
Home - Profilo - Archivi - Amici - Album fotograficoTEATROInviato il May. 24, 2006 alle 09:31 PM - Invia un commentoSAN NICANDRO GARGANICO Il mio arrivo a San Nicandro fu per caso. Caso voluto da Dio. Il benestante Dott. Vincenzo Zaccagnino aveva lasciato tutti i suoi beni, tenuta, terreni e palazzi ai bambini poveri di San Nicandro. Era così nata la necessità di formare un consiglio di amministrazione formato da un rappresentante del comune che gestiva tutto il patrimonio. Metà del palazzo dove abitava la contessa Francesca Caracciolo era stato ceduto dalla contessa per i bambini della fondazione Zaccagnino anche se era da adattare allo scopo. Il consiglio di Amministrazione sentiti vari ordini religiosi si rese conto che tutti volevano la gestione dello stabile. La cosa era impossibile perché il consiglio di amministrazione aveva intenzione di stipendiare i due religiosi che andavano lì. La fondazione non si poteva aprire. Un giorno il nostro preside del collegio San Gabriele in Roma, presso Via Parioli, Fratel Angelo andò in Vaticano a trovare un cardinale amico il quale appena lo vide gli disse: “ Ecco chi ci vuole per San Nicandro, i fratelli di San Gabriele, quando fratel Angelo tornò in collegio ci disse quello che gli era accaduto, che non poteva dire di no al cardinale e che i fratelli dovevano andare a San Nicandro per aprire la fondazione Zaccagnino. Fu deciso di mandarci fratel Gabriele anziano fratello, paterno, adatto proprio per quei bambini, il quale nel 19 partì per ------ per adattare la metà del palazzo Zaccagnino, dove risiedeva la contessa Francesca Caracciolo Donna Checchina, per accogliere i bambini poveri del paese secondo la volontà del defunto Vincenzo Zaccagnino. La fondazione amministrativa era formata da diverse persone politiche e no, che gestivano l’andamento del collegio fornendo il necessario, indumenti e varie. I due responsabili erano semplici stipendiati senza nessun potere ma con il solo scopo di educare i bambini che avevano in consegna. Appena arrivato a San Nicandro e visto il posto il fratel Gabriele si diede subito da fare e trasformò il posto in un accogliente luogo adatto allo scopo, dormitori, refettorio, bagni, etc. Quando tutto era pronto l’amministrazione fece entrare 30 bambini poveri e i fratelli che l’accudivano era Fratel Gabriele e Fratel Filippo. Tutto procedeva per il meglio quando il diavolo ci mise le zampe. I frati cappuccini di cui faceva parte il politicante P.Gerardo de Flumer volevano entrare in San Nicandro ma l’allora vescovo S.E.Mons Vendola non ce li voleva allora il frate politicante molto amico del segretario della D.C locale ebbe una diabolica idea: “ Mandiamo via i Fratelli dalla fondazione Zaccagnino e ci facciamo richiedere la gestione dallo stesso Vescovo “. Iniziò il periodo delle rappresaglie. Fratel Gabriele faceva richiesta di cappottini, e i cappottini non arrivarono, di scarpe, di tutto quello che poteva servire ma sempre le stesse risposte. Così cominciarono lettere di protesta al provinciale, a Roma che fratel Gabriele mandava in giro i ragazzi senza cappotti. Un giorno fratel Angelo mi chiamò e mi disse: “ Fratel Amabile non ci capisco più niente, non so più che sta succedendo a San Nicandro. Mi tempestano di lettere contro Fratel Gabriele. Va là vedi quello che sta succedendo e aggiusta oppure sfascia tutto. “ Così a Ottobre del 1958 partii per S.Nicandro, il preside mi diede delle indicazioni precise. Tu non fai parte della Zaccagnino. Sei ospite dei fratelli, ti riversi alla parrocchia e pensi all’AC. Cosa che Feci. Nel frattempo la fondazione chiuse e i fratelli furono ritirati da San Nicandro. Io col permesso del superiore continuai a rimanere a San Nicandro da solo. Dormivo alla fondazione, mangiavo non me lo ricordo, continuai con l’AC a fare teatro con i giovani. Nell’Ottobre del 1976 tornato al San Gabriele la prima cosa che mi disse il direttore fu: se vuoi fare il fratello resta, se vuoi fare il prete esci fuori. Lasciare i fratelli mi dispiaceva e allora rimasi con la speranza che avessero cambiato idea. Facevo il professore di un ministero sacerdotale non se ne parlava. Dopo quattro anni e precisamente nell’80 mi venne un pensiero: il signore mi ha fatto la grazia di diventare sacerdote e io la sto sprecando così. Allora andai a trovare P.Rotondi, mio amico e guida gli esposi il fatto e alla mia domanda su cosa dovessi fare mi rispose: “ Se prete e devi fare il prete, o lo fai fuori o lo fai dentro”. Tornato a Roma parlai con il superiore genrale ma non ci fu niente da fare. Così decisi di uscire dalla congregazione dei fratelli. Avevo 53 anni. Le suore mi dicevano: “ Ma dove va fratel Amabile ha un’età, qui non manca niente, ma io pensavo sono prete e devo fare il prete “. Allora sapendo che a Valvarino c’era Don Carpacci, all’epoca Fratel Crispino, anche lui uscito dai fratelli perché diventato sacerdote l’andai a trovare, mi presento al vescovo. Mons Spallanzani, da me conosciuto perché era l’assistente diocesano dell’AC Roma che invitavano sempre alla festa del tesseramento. Mi accettò nella diocesi di Palestrina e mi mise insieme a D.Francesco a Valvarino. E’ iniziata così la mia presenza a Palestrina. Rimasi fino all’81 poi passai fino all’85 come vice parroco della Sacra Famiglia. Nell’85 passai a Cave S.Bartolomeo, un’altra volta con Don Francesco fino all’87 quando fui nominato parroco del Divin Salvatore a Zagarolo, al posto del povero Padre Ponzo morto di epatite. |
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